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Un passo verso una maggiore democrazia economica

Comitato popolare di difesa dei beni pubblici e comuni “Stefano Rodotà”: Mozione approvata nell’Assemblea nazionale dell’ 11/07/2020

di Antonella Trocino, prima firmataria

Al centro della gestione di una impresa – sia essa pubblica o privata – si pone la sua governance, che esprime chi esercita il controllo e chi prende le decisioni che contano. “La governance capitalistica, concede a chi investe, o più esattamente a chi detiene un pacchetto azionario …il potere di decidere”, secondo J. Tirole.

Le crisi finanziarie del 2008 e del periodo 2011-2012, l’incapacità di risolverne le cause scatenanti, l’emergenza sociale e dell’economia reale che ne è seguita, il progressivo acuirsi delle disuguaglianze, le crisi climatica e ambientale (la cui correlazione con l’insorgere della pandemia trova crescenti consensi), sono tutti segnali che testimoniano la profonda inadeguatezza della governance capitalistica nel produrre quell’utilità
sociale capace di non “recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, così come sancito dall’articolo 41 della Costituzione italiana.

La risposta all’emergenza Covid-19 – che ha evidenziato in maniera drammatica il profondo squilibrio della “normalità” pre-pandemica – ha posto ai Governi di tutto il mondo una “torva contabilità” tra la vita, la morte e la scelta di far ripartire l’economia. La contingenza ha imposto un cinico calcolo: da un lato il costo/opportunità tra l’impatto della chiusura delle città, delle aziende e delle limitazioni allo svolgimento di talune
funzioni pubbliche (si pensi alla scuola in remoto e all’interruzione dell’esercizio dell’attività giudiziaria), dall’altro il valore delle vite salvate. Perché a tutto viene attribuito un prezzo!

Scopo di questa mozione è presentare una proposta d’indirizzo per le attività del Comitato Rodotà a favore della promozione della democrazia economica, costituzionalmente orientata dagli articoli 1, 2,
3, 41, 42 e 43 della Costituzione.

Occorre affermare con forza una governance partecipata, con il coinvolgimento dei cittadini e delle cittadine, una governance che dia potere d’influenzare i processi decisionali non solo alla proprietà – pubblica o privata – ma anche che dia voce e protagonismo alle collettività dei luoghi in cui le imprese e le amministrazioni operano, tanto più nell’ambito dei servizi pubblici essenziali, nei servizi pubblici locali di rilevanza economica e nelle situazioni di monopolio che abbiano carattere di preminente interesse generale. E‘ necessario rafforzare una cultura mutualistica e solidaristica, che affronti le difficoltà di questa fase e si faccia interprete di nuove possibili soluzioni che attribuiscano potere decisionale a chi si incarica di contrastare modelli di produzione e di consumo mediante lo sfruttamento del lavoro e dell’ambiente.

Consigli della Comunità Locale

Un passo verso una compiuta democrazia economica si avrà promuovendo la partecipazione di tutti i portatori d’interesse nelle decisioni strategiche aziendali – non solo gli azionisti, i lavoratori e le loro rappresentanze, le altre aziende della filiera produttiva, le associazioni di utenti e consumatori e le funzioni di controllo pubblico – ma anche i Consigli della Comunità Locale; questi ultimi sono composti da esponenti dell’associazionismo, da rappresentanti delle “comunità ecologiche” in grado di rappresentare le istanze degli abitanti e del territorio, sensibili all’impatto ambientale e sociale delle scelte strategiche dell’impresa e/o corresponsabili – assieme alle Amministrazioni e alle aziende municipalizzate – della cura di beni comuni urbani o della loro rigenerazione al fine di migliorarne la
fruizione collettiva.

Tali consigli nascono con funzione di monitoraggio e di scambio di informazione sulle valutazioni d’impatto ambientale, sugli indicatori ambientali, di qualità e di benessere sociale apportato dall’impresa sulla vita dei lavoratori e della cittadinanza; a sostegno di una nuova “Amministrazione locale dei beni comuni”, si sono diffuse negli ultimi 10 anni in Italia esperienze similari che hanno incoraggiato i cittadini a collaborare e a prendersi cura di spazi urbani e di edifici pubblici in stato d’abbandono. I Consigli della Comunità Locale facilitano la comunicazione, l’informazione, la trasparenza e l’interazione tra l’impresa e i residenti delle aree urbane circostanti gli impianti produttivi, inoltre attuano forme di co-gestione o di vero e proprio autogoverno di beni comuni urbani sulla base di “patti di collaborazione” con l’Amministrazione locale; queste forme di democrazia partecipativa sono tanto più frequenti in contesti di emergenza ambientale in cui gli impatti o le situazioni di rischio possono facilmente generarsi, con dirette o indirette ripercussioni sulla salute pubblica. Per la prima volta i Consigli delle Comunità locali sono stati sperimentati nel 1998 nel nord Europa, in particolare in Olanda, nella periferia di Rotterdam, dove sorge un polo petrolchimico della Shell.

Essi assicurano: 1) accesso alle informazioni riguardanti l’attività svolta dall’azienda e i relativi rischi; 2) libero ingresso ai siti produttivi; 3) capacità di veicolare in continuo le istanze del territorio e il punto di vista dei cittadini residenti; 4) rafforzamento della responsabilità sociale delle aziende; 5) aumento dell’attenzione del pubblico sui temi della giustizia ambientale; 6) maggiore comprensione delle scelte aziendali; 7) maggiore sostenibilità ambientale delle imprese e/o delle Amministrazioni.

Conclusioni

Questa mozione può rappresentare la base per una ripartenza e per contrastare l’incombente depressione economica che rischia di produrre fallimenti d’impresa e smantellamenti ulteriori dello stato sociale e dei connessi diritti, della libertà e dell’equità tra i cittadini, per superare la nemesi tra economia e ambiente.

Si propone:

  • che il Comitato Rodotà, in collaborazione con i comitati e le associazioni territoriali, promuova una ricognizione delle realtà – già presenti nel tessuto economico e istituzionale – in cui operano, su base di autoregolamentazione, i Consigli della Comunità Locale, per verificare come ciò abbia modificato la responsabilità sociale e la governance delle imprese (anche attraverso la verifica di omogenei key indicators misurabili) e quali modelli di gestione pubblica partecipata esistano nelle amministrazioni e nelle aziende municipalizzate ove il coinvolgimento dei cittadini ha prodotto un superamento delle logiche del mercato e del profitto.
  • che il Comitato Rodotà, in collaborazione con i comitati e le associazioni territoriali, si impegni nella stesura partecipata di un Regolamento\\Protocollo d’intesa per la governance partecipata
    d’impresa, affinché i cittadini e le cittadine (associati\\e in comitati locali e/o consulte regionali) possano svolgere un ruolo attivo nei processi di co-decisione delle aziende – private o pubbliche
  • che aderiranno, su base volontaria a tale progetto. Ciò favorirebbe una transizione giusta in grado di porre sullo stesso piano sostenibilità economica e sostenibilità ambientale e sociale.
    Tale regolamento potrebbe essere la base di partenza per una futura Legge d’iniziativa popolare che si decida di presentare. Questo progetto avrà la forza che deriverà dal coinvolgimento e dalla militanza di tutte le donne e gli uomini che decideranno di impegnarvisi.

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