Il dibattito sull’attacco realizzato da Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023 e, in particolare, sugli stupri ai danni di donne e uomini israeliani perpetrati durante l’azione, rimane acceso. Gli schieramenti si polarizzano, le opinioni si radicalizzano, il confronto rispettoso diviene praticamente impossibile.
Credo, pertanto, sia opportuno razionalizzare freddamente i termini della questione, partendo dalle posizioni delle due parti direttamente coinvolte, le quali innegabilmente hanno interessi contrapposti ad avvalorare versioni diverse e inconciliabili.
- I palestinesi, hanno interesse a negare gli stupri per sostenere come l’attacco del 7 ottobre fosse solo una legittima azione di resistenza militare.
- Gli israeliani, hanno interesse a sostenere l’esistenza degli stupri per evidenziare le atrocità commesse da Hamas e argomentare che Israele ha diritto di difendersi e, quindi, l’operazione a Gaza è pienamente legittima.
Ipotizziamo, volta per volta, che abbiano ragione gli uni o gli altri.
1.Hanno ragione i palestinesi: non ci sono stati stupri ma “solo” uccisioni di militari e civili nonché rapimenti.
E allora? Questo non rende legittima la loro azione. Si è trattato di gravissimi crimini di guerra e contro l’umanità. Forse anche di genocidio. Il diritto alla resistenza da parte della popolazione occupata non autorizza la commissione di alcun crimine.
2.Hanno ragione gli israeliani: ci sono stati stupri sistematici e pianificati.
E allora? Questo non rende, e non potrebbe mai rendere, legittimo quel che Israle ha fatto e sta ancora facendo in Cisgiordania e soprattutto a Gaza. Un caso scolastico di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Non esiste alcun diritto di legittima difesa: Gaza non ha mai cessato di essere un territorio occupato, anche dopo il ritiro militare del 2005 (c.d. Piano di disimpegno militare). Su questo la Corte Internazionale di Giustizia è stata esplicita nel parere emesso a luglio dello scorso anno su richiesta dell’Assemblea Generale delle N.U., nel quale ha sottolineato l’applicabilità della quarta Convenzione di Ginevra sulla protezione della popolazione civile. Dunque, Israele, in qanto Stato controllante, non ha diritto di legittima difesa mentre ha l’obbligo di garantire la sicurezza della popolazione civile di Gaza. Ognuno giudichi quanto questo obbligo Israele abbia adempiuto e stia adempiendo.
Ma torniamo alla questione iniziale. Le domande chiave sono le seguenti.
- Gli stupri ci sono stati?
- Se sì, si è trattato di atti isolati o di un piano d’azione “preordinato e ordinato”?
Per rispondere bisognerebbe analizzare tutto il materiale probatorio a disposizione (testimonianze, fotografie, referti medici, rapporti di organismi internazionali ecc.) al quale, evidentemente, non ho accesso (almeno non completo). Tuttavia, non mi sembra si possa negare l’esistenza di stupri.
Impossibile, nella mia posizione dire se siano stati dati ordini in questo senso. Tuttavia, provati gli stupri, considerato il numero degli stessi e scontata la responsabilità degli esecutori materiali, non vedo come i vertici militari di Hamas potrebbero sfuggire alla c.d. “command responsibility”. Quella del comandante che, potendo prevedere i crimini dei suoi sottoposti, non fa nulla per impedirli e/o non fa nulla per punirli (se fosse provata l’esistenza di un ordine “stuprate e uccidete”, la responsabilità del comandante sarebbe poi “diretta”).
La giustizia interna israeliana ha certamente il dovere di indagare sui crimini del 7 ottobre ma anche su quelli commessi da Governo e Esercito israeliani dal 7 ottobre a oggi. Del resto, Israele si dichiara ed è riconosciuto come uno Stato di diritto, rispettoso della separazione dei poteri, dell’indipendenza delle indagini, ecc.
Un’osservazione per chi sostiene che tutto è iniziato il 7 ottobre.
Immaginiamo di essere al 14 maggio 1948. Ben Gurion dichiara lo Stato di Israele. Contemporaneamente, viene dichiarato lo Stato di Palestina.
I due Stati iniziano a convivere pacificamente. Intrattengono proficue relazioni commerciali e culturali. Ci sono scambi scientifici. Le popolazioni si frequentano. Ci sono matrimoni misti. Le università collaborano. Ecc., ecc.
In questo contesto, riusciamo a immaginarci un attacco come quello del 7 ottobre? Era questa la situazione la sera del 6 ottobre 2023?
So bene che nel 1948 il neonato Stato di Israele è stato attaccato. Ma quel che voglio dire è che, ignorare i fatti precedenti il 7 ottobre 2023 non aiuta la comprensione di quel che è accaduto e sta accadendo e impedisce un confronto serio e leale tra le parti (e i loro sostenitori). L’attacco di Hamas è il risultato di una sequenza in atto da molto tempo. Chi si rifiuta di considerarlo non può essere in buona fede e alimenta la carneficina.
Due considerazioni finali.
La prima è che, secondo un recente studio di YouGov*, nell’opinione pubblica di sei paesi della “vecchia Europa” (Regno Unito, Francia, Germania, Danimarca, Spagna e Italia) il sostegno a Israele è sceso ai minimi storici. Il che corrisponde con quello che percepisco nella comunicazione quotidiana con molte persone, che sembrano sempre più insofferenti per la pervicace azione di Israele a Gaza e in Cisgiordania, sempre meno riluttanti a usare espressioni come “genocidio” e “atteggiamento nazista” e sempre meno intimidite dall’accusa di antisemitismo che scatta ancora ma con sempre minor efficacia. Dall’altra parte i sostenitori di Israele (ebrei e non) mi paiono diventare sempre meno tolleranti. Forse avvertono che l’“apertura di credito” di cui Israele ha goduto sulla base del ricatto, fondato sulla Shoah, per cui “se critichi Israele sei antisemita”, stia per estinguersi.
https://yougov.co.uk/topics/politics/explore/issue/Israel_Palestine_Conflict
La seconda, e ultima, è la mia convinzione, peraltro già precedentemente espressa, che Stati veramente democratici, quanto meno quelli membri dell’UE, che si professano tali per definizione, debbano senza ulteriori indugi: a) proporre l’espulsione di Israele dall’ONU; b) cessare l’invio a Israele di aiuti di ogni tipo, specie militari; c) imporre a Israele sanzioni economiche; d) vietare a qualsiasi rappresentativa israeliana la partecipazione a eventi sportivi internazionali; e) imporre il visto d’ingresso ai cittadini israeliani.
Del resto, qualcuno comincia a parlare di sanzioni anche se recentemente il Consiglio Europeo dell’UE, pronto a varare il diciottesimo pacchetto di sanzioni alla Russia, ha rimandato ogni decisione al riguardo.



