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Roma tra realtà e utopia

di Enrico Cerioni

Premessa

Il peso crescente dell’economia e della finanza nello sviluppo della società, della città e nella vita quotidiana sta determinando processi di cambiamento rapido, profondi e pervasivi.

La creazione di risorse avviene con tecnologie e innovazioni di spessore sempre più scientifico, che si diffondono rapidamente attuando una trasformazione permanente e sostanziale della realtà fisica che va oltre gli addetti ai lavori, e tocca ciascun individuo.

Da qui si sostanzia una nuova dimensione culturale intessuta non solo di tecnicità e professionalità, ma basata sul rapporto tra uomo, economia e ambiente, sul significato e sul valore della realtà economica, sull’agire della persona umana nel suo habitat.

Le domande che ci poniamo sono: quale tipo di economia e di società si va costruendo? Per quale uomo e per quali uomini? Che incidenza ha sull’ambiente e il paesaggio urbano?

Sono questi i quesiti che l’etica – come scienza che interroga e si interroga sui valori che presiedono la vita dell’uomo – pone all’attuale momento economico e politico.

La grande distribuzione e il potere del calcolo

La grande distribuzione accentrata su pochi vettori privati globali ha il potere quasi assoluto di gestire i dati e le informazioni più intime di centinaia di milioni di utenti. Proprio l’afflusso dei dati rende non ignorabile ogni singoli respiro dell’umanità. Nello spazio fisico e nella materia urbana ormai domina e si è radicato il potere di calcolo, o meglio, il potere di controllare e generare informazioni da parte di quei pochi che le gestiscono. Si disegna e si continua a realizzare così la vera discriminante fra calcolati e calcolanti. Il territorio riflette l’agonia che l’uomo vive con i suoi sensi storditi e anestetizzati dall’uso di un linguaggio avulso dall’esperienza dalla conoscenza tattile, olfattiva, sonora, orale e visiva per incanalarsi nella road map dei media. Lo scarto di tempo tra la realizzazione fisica dei modelli urbani e la velocità dell’algoritmo conferisce appieno titolo alla Città Il luogo dell’attrito, del conflitto, del campo di battaglia in cui la realtà fisica collide con il sogno magico dell’algoritmo.

Il paesaggio

La relazione tra uomo e territorio genera un paesaggio che riflette la disgregazione ed il degrado fisico che incide come un boomerang nel suo comportamento e nel suo movimento, di conseguenza la sua comunicazione e il suo linguaggio. Questo è il corto circuito comune tra principi, valori e bisogni e dinamiche di calcolo da mercato. Il paesaggio si nutre passivamente del conflitto senza vie d’uscita e all’uomo si regala un telecomando per garantirgli una libertà di canale in cui le informazioni sono a circuito chiuso in quanto gestite, organizzate e programmate dall’algoritmo in mano ai pochi potenti.

Il santo G.R.A.

Un esempio chiaro di questa disgregazione si coglie a Roma e precisamente nelle aree limitrofe al G.R.A., acronimo di Grande Raccordo Anulare (autostrada E90), il nastro di asfalto che circonda e imprigiona Roma, luogo infernale, che Fellini catturò in una sequenza straordinaria, forse la più bella del suo film Roma, per restituirci l’immagine di una modernità cupa e bloccata in se stessa.

Esaminiamo un po’ di numeri.

La fascia di territorio ampia due chilometri avente come asse il G.R.A. sviluppa una superficie di 136.400.000 mq pari a 13.640 ha che rispetto alla superficie del territorio Comunale di 128.736 ha

rappresenta all’incirca il 10% sul totale. Qui oltre a concentrarsi la maggior parte dei quartieri residenziali densamente popolati della capitale si concentrano la gran parte dei centri commerciali e delle attività produttive. Si stima all’incirca una popolazione di 900.000 abitanti che sul totale di 2.800.000 abitanti rappresenta un cospicuo 30%. La densità abitativa è di 6.660 ab/kmq.

 

Il “Santo GRA”, citando il titolo del recente film di Gianfranco Rosi , è percorso giornalmente da 168.000 veicoli che fanno di questa arteria quella con maggiore volume di traffico d’Italia.

Al di la dei numeri, che rivelano un altissima antropizzazione del territorio con un impatto negativo sull’ambiente e sulla vita dell’uomo, una cosa è certa prima di rigenerare la città bisogna rifondare l’azione politica che è alla base delle scelte che determinano le trasformazioni fisiche e sociali del nostro habitat.

Il declino di Roma

Gli ultimi tre decenni, contrariamente a quelli descritti, sono stati un lento, inesorabile, alla fine, vorticoso declino.

Nei fatti:

adottare un Nuovo Piano Regolatore innovativo puntualmente disatteso, variato e derogato in favore delle note lobby di costruttori;

aver consumato il suolo indistintamente cancellando l’identità più forte della città: l’Agro Romano;

aver iniziato la cura del ferro nel trasporto urbano per poi impantanarsi nella voragine finanziaria della costruzione fantasmagorica di una Linea C della metropolitana che da sola ha assorbito l’intero capitale che avrebbe potuto risolvere tutti i mali di Roma nel trasporto urbano; avere allegramente cartolarizzato il patrimonio dell’ATAC per ripagare il debito creato dalla cattiva gestione degli amministratori e funzionari di partito;

avere teso la mano alla cricca dei rifiuti invece di gestirli in modo legale ed innovativo; avere offerto a cooperative amiche appalti di servizi e manutenzioni di competenza comunale di fatto sprecando soldi e smantellando le risorse umane del Comune;

aver distrutto il commercio in favore esclusivo della grande/iper distribuzione;

la mancanza di un piano organico del turismo;

la lista è ancora lunga di fatti e misfatti che hanno precipitato Roma in una crisi senza precedenti.

La crisi della politica

Pur cambiando i governi, i colori politici e le persone al potere gli abitanti del “Santo GRA” non si sono resi conto di cambiamenti sostanziali nel loro habitat, anzi, diciamo pure, che hanno smesso di credere alla politica come pratica capace di organizzare e migliorare la loro qualità della vita.

I politici d’altro canto si sono sempre più barricati nelle loro stanze, nelle assemblee degli “eletti” e la “cultura dei professori” si è messa al servizio compiacente dei politici, scordandosi senza nessuno scrupolo dei diritti e dei doveri morali che ha la cultura del libero pensiero di esercitare le giuste pressioni affinché qualsiasi attività vada nel segno di un arricchimento umano e sociale condiviso.

Più comodo per i politici twittare o postare che camminare e sporcarsi con la realtà. I politici si sono trasformati in influencer riducendo la politica ad oggetto di consumo veloce e superficiale separato dai bisogni reali e necessari. Come dei venditori da battaglia (ve la ricordate Vanna Marchi) approfittano in ragione del loro carisma del grande potere visivo che i media gli offrono per influenzare i comportamenti di acquisto dei consumatori verso l’oggetto politico ormai ridotto in vuoto a perdere.

Una canzone recitava: ”In tutto ciò che devi far – il lato bello puoi trovar – e se lo trovi – hop! – il gioco va – ed ogni compito divien – più semplice e seren – dovrai capir – che il trucco è tutto qui. Basta un poco di zucchero – e la pillola va giù – la pillola va giù – la pillola va giù.

Basta un poco di zucchero – e la pillola va giù – tutto brillerà di più!”

Ma per gli abitanti del GRA nemmeno una pillola di ecstasy può servire a cambiare la percezione della realtà che giornalmente sono costretti a vivere e sopportare sulla propria pelle. La sfiducia ormai è latente e si manifesta con lo zapping elettorale: si oscilla da un candidato ad un altro con la stessa facilità con cui si cambia un detersivo. Ma questa è la scena tragicomica che si muove a sipario aperto davanti agli spettatori. Dietro si muove un mondo di attori trasversali che recitano bene la loro parte dietro le quinte. Personaggi privi di scrupoli che cercano il guadagno come unico fine, creando una fitta rete di rapporti trasversali: vere lobby fuori da qualsiasi regola democratica e di mercato. Questo, al di là delle diverse linee politiche in campo, è il male che deturpa il territorio e affligge la vita delle persone. Ipermercati che spuntano come funghi senza un’idea generale di integrazione sostenibile delle diverse fasce di commercio, quartieri dormitori scarsamente serviti dal trasporto pubblico e senza servizi adeguati, infrastrutture di urbanizzazione primaria e secondaria del tutto insufficienti o addirittura inesistenti, continuo consumo di suolo con antiquati modelli speculativi che non tengono conto della natura dei luoghi, della vita di relazione tra gli esseri compresa la capacità di muoversi liberamente. La legge che pure esiste viene aggirata con le deroghe e lo strumento della variante diventa la norma che rende vano ogni strumento esistente di pianificazione anche il più virtuoso.

Lo stadio della vergogna

Questo “sistema” o “stato delle cose” lo abbiamo visto e riconosciuto fin troppo bene con le vicende del Nuovo Stadio della Roma. Mentre alla Regione Lazio si lavorava per uscire dalla legge/deroga del Piano Casa con la legge sulla Rigenerazione Urbana, finalizzata a cessare il continuo consumo di suolo, contemporaneamente dall’altra si approvava con la Conferenza dei servizi il progetto dello Stadio con una cubatura complessiva di circa un milione di metri cubi. In sintesi da una parte si cerca di tutelare il suolo e dall’altra si cementifica con un milione di metri cubi di uffici e residenze di “lusso” insieme allo stadio un’ansa del Tevere a Tor di Valle dove per Piano Regolatore Generale e per funzionalità idrogeologica del Tevere nonché per legge non si potrebbe costruire nel modo più assoluto.

Politica schizofrenica e maniacale, istituzioni assenti, amministratori ingenui, cultura dei “professori” distratta, sistema bancario cieco oltre che carente di trasparenza e di controllo del prestito nel settore immobiliare rendendosi garante e complice di gruppi che hanno incrementato il degrado delle nostre città a spese degli investitori e degli azionisti, forse più semplicemente la solita lobby trasversale che a colpi di tangenti e favori riesce ad ottenere qualsiasi permesso di fare affari col minimo sforzo per interesse esclusivo di pochi.

Non importa a nessuno se poi Roma nella zona Sud/Ovest è piena di uffici e servizi invenduti o sfitti (la nuova Fiera è un esempio),o se il G.R.A. è già saturo di traffico sino all’inverosimile, o se la linea ferroviaria Roma Ostia insieme al tratto stradale di via Ostiense è fatiscente, o se per ipotesi il Tevere in piena a Nord è già traboccante il lento sversamento nell’unico grande bacino a Sud non sarà più possibile.

Lo zucchero della canzoncina qui è rappresentato dalla leva comunicativa, enfatica ed emotiva, verso i tifosi romanisti, dal fatto di chiamare l’archistar Libeskind per siglare il progetto, dal puntare su modelli di sviluppo urbano come Londra, Parigi Dubai, dal richiamarsi ad un concetto di modernità patinato ma nello stesso tempo reso indispensabile.

Attraverso questo doping in pillole il sogno dei cittadini prevale sulla realtà e lo stadio si trasforma nella panacea che guarisce tutti i mali.

Chi si oppone allo “stato delle cose” viene inesorabilmente isolato da un muro di gomma e possibilmente reciso come un ramo malato di una pianta tanto rigogliosa quanto infestante. Da qui tutta una serie di comportamenti e conseguenze che stanno trasformando il nostro articolato sistema democratico in una comoda e aberrante democrazia diretta. per pochi fans o tifosi.

UN’EFFICACE RIGENERAZIONE URBANA

Una Legge che interessa le aree urbane e i suoi abitanti deve avere come premessa fondamentale quella di individuare gli Obiettivi Strategici su più livelli simultanei ed integrati in grado di qualificarla.

Trasporto pubblico, riqualificazione dello spazio costruito, decoro degli spazi aperti e riattivazione della campagna urbana in abbandono, sostenibilità ambientale ed economica.

˃ DIRITTO ALL’ACCESSIBILITA’

• Estensione alla rete del ferro limitando il ricorso all’auto privata;

• Tempi certi negli spostamenti casa/stazione/lavoro;

• Sostenibilità ambientale di tutte le modalità di trasporto;

˃ RIQUALIFICAZIONE URBANA

• Recupero e riqualificazione pubblica e privata dei tessuti urbani periferici e marginali;

• Riconnessione funzionale e sociale di zone urbane distanti, sconnesse e degradate;

• Rivitalizzazione di zone abbandonate e sottoutilizzate.

˃ RIATTIVAZIONE DEI VUOTI URBANI E DELLE CAMPAGNE IN ABBANDONO

• Azioni di decoro urbano per parchi piazze strade e parcheggi;

• Pratiche di agrocivismo per il presidio di terreni abbandonati e degradati

• Valorizzazione delle percorrenze e delle permanenze storico/paesaggistiche

• Attivazione di iniziative sociali e commerciali locali.

˃ ECONOMIA DELLA GRANDE E PICCOLA SCALA

• Ufficio Tecnico di Valutazione ed Integrazione Progetti;

• Agenzia per la Rigenerazione Urbana ufficio di consulenza tecnica finanziaria, per l’accesso ai fondi privati attraverso il Project Financing , ai Fondi Statali e Strutturali Europei; e calcolo delle detassazioni erariali e dei bonus;

• Istituzione di un Fondo per la crescita sostenibile per il finanziamento di microprogetti.

Da questo quadro discendono tutta una serie di Obiettivi Prestazionali che mirano a qualificare la vita nelle aree urbane periferiche:

˃ CONNESSIONE METROPOLITANE

Garantire il raggiungimento delle stazioni dal proprio quartiere attraverso percorsi certi sicuri e protetti;

˃ CONNESSIONI LOCALI

Garantire la connessione interna ai quartiere in particolare tra i principali servizi di uso pubblico e collettivo anche da parte di soggetti, deboli, anziani e bambini;

˃ SICUREZZA DELLO SPAZIO

Garantire le condizioni di sicurezza attraverso il presidio degli spazi. Attività diffuse ricreative e al contorno, luoghi di ritrovo, bar, sosta attrezzata, mercatini.

˃ FLESSIBILITÀ’ DI USI

Garantire la massima flessibilità di usi giornalieri, settimanali, stagionali favorendo la convivenza tra diverse generazioni.

 

˃ NUOVE PRATICHE AGRICOLE

Favorire la connessione e l’integrazione con lo spazio agricolo come parte integrante e costitutivo della città. Rafforzare il ruolo delle aziende, dei casali interclusi e delle aree destinate all’agricoltura.

˃ SALUTE PUBBLICA

Favorire pratiche di movimento soprattutto nelle connessioni casa-stazione casa-scuola, migliorare la salute, risparmiare tempo e denaro.

Invertire la rotta è ancora possibile ma ciò significa che dobbiamo scegliere in tutta libertà se arrenderci a questo blob che ingloba e annichilisce persino “Il marziano a Roma” Kumt dell’omonimo racconto di Flaiano e terminare con il suo sarcastico motto “A causa del cattivo tempo la rivoluzione è stata rinviata a data da destinarsi” o leggere con i piedi per terra questa realtà per adoperarsi nella prospettiva di un possibile cambiamento.

LEGGE DEL CODICE URBANISTICO

Dotarsi di un testo unico nel quale si raccolgono tutte le norme che regolano la protezione, l’ordinamento e l’uso del suolo inclusi ovviamente gli spazi naturali diventa una priorità per Roma e per tutto il territorio italiano.

In un certo senso si tratta di recuperare l’anteriore normativa applicata al territorio arricchendola di nuovi principi, competenze, procedimenti e organi, in modo tale da inglobare tutte le regole fondamentali dell’ordinamento del territorio rendendole sistematiche e congruenti.

Pertanto il Codice dovrebbe includere tutte le norme di rango legale e regolamentario che regolano l’attività Urbanistica, intesa come la funzione pubblica che ha per oggetto: ordinamento, trasformazione, conservazione e controllo del territorio.

In materia di organizzazione amministrativa, non si includono le norme che regolano la organizzazione amministrativa in se stessa, però certamente quelle che regolano organi collegiali che contano con competenze relative alla materia.

Le norme inoltre verranno selezionate seguendo criteri di attualizzazione, sistematizzazione del territorio, inclusione od esclusione con la finalità di renderne più agile l’applicazione, ispirandosi a tre criteri fondamentali sanciti anche dalla nostra Costituzione: 1) Semplificazione, 2) Razionalizzazione, 3) Attualizzazione delle norme applicabili, criteri che si convertono in obbiettivi della riforma legislativa, inclusa la protezione degli spazi naturali protetti.

Ovviamente, per la forte incidenza del Codice sulla materia e sui procedimenti in corso, sarà previsto un periodo transitorio, che ammetterà in linea generale la continuazione dei procedimenti in corso, evitando di interferire negli stessi, a tal riguardo saranno adottate misure e disposizioni specificatamente dettate per far fronte al periodo transitorio.

IDEE PER UN NUOVO ASSETTO ISTITUZIONALE DI ROMA CAPITALE

Roma Capitale è un ente territoriale comunale speciale, dotato di particolare autonomia, istituito il 3 ottobre 2010, che amministra il territorio comunale della città di Roma.

Nasce in seguito alla riforma del titolo V parte II della Costituzione italiana del 2001, garantendo alla città una maggiore autonomia nella gestione del proprio territorio.

La Costituzione, in seguito alla citata modifica dell’art. 114, riconobbe il ruolo di Roma come Capitale della Repubblica, determinando che una legge dello Stato ne disciplinasse l’ordinamento.

Con la legge sul federalismo fiscale, approvata nel 2009, Roma beneficia di una maggiore autonomia amministrativa e finanziaria sul proprio territorio.

Il 26 luglio 2010 la provincia di Roma ha espresso parere favorevole al decreto che dispone la creazione del nuovo ente, il quale ha cosi preso il posto del comune attraverso un nuovo statuto.

Il decreto legislativo 17 settembre 2010, nº 156 istituisce l’ Ente.

Roma Capitale dispone di tutte le funzioni amministrative appartenute al comune di Roma e anche delle seguenti:

-valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali;

-sviluppo economico e sociale della città di Roma, con particolare riferimento al settore produttivo e turistico;

-sviluppo urbano e pianificazione territoriale;

-edilizia pubblica e privata;

-organizzazione e funzionamento dei servizi urbani e di collegamento con i comuni limitrofi, con particolare riferimento al trasporto pubblico e alla mobilità;

L ’art. 1 del D. Lgs. n. 61 del 2012 dispone che con legge regionale, sentiti la Provincia e Roma Capitale, possono essere conferite a quest’ultima ancora ulteriori funzioni amministrative nell’ambito di materie di competenza della Regione, mentre con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sarà determinato il maggior onere derivante per Roma Capitale dall’esercizio delle funzioni connesse al ruolo di capitale della Repubblica, tenuto conto anche dei benefici economici derivanti da tale ruolo e degli effetti che si determinano sul gettito delle entrate tributarie statali e locali.

Per individuare e attuare gli interventi di sviluppo infrastrutturale, Roma Capitale adotterà il metodo della programmazione pluriennale, al fine di utilizzare le risorse finanziarie ad essa spettanti in conformità ai documenti di finanza pubblica. La realizzazione di tali interventi sarà perseguita mediante apposita intesa istituzionale di programma con la Regione Lazio e le amministrazioni centrali competenti, da adottarsi in una apposita sessione della Conferenza Unificata Stato-

Regioni-Autonomie locali, presieduta dal Presidente del Consiglio o da un ministro da lui delegato, e composta dal Sindaco di Roma Capitale, dal Presidente della Regione Lazio, dal Presidente della Provincia di Roma e dal Ministro competente per materia di protezione civile, in collaborazione con la presidenza del Consiglio dei ministri e la regione Lazio.

Ulteriori funzioni possono essere delegate dallo Stato italiano e dalla regione Lazio, ai sensi dell’art. 118, secondo comma, della Costituzione italiana.

Proprio in tale ottica, sarebbe utile delegare da parte della Regione Lazio e anche dello Stato, ulteriori funzioni amministrative alla Capitale.

Su porti ed aeroporti civili, su governo del territorio, sulla formazione professionale, cosi come sulla finanza locale, le peculiarità di Roma Capitale sono ad esempio evidenti.

In caso di conferimento di nuove funzioni, la legge 5 giugno 2003, n. 131, ha specificato come esso debba essere accompagnato dall’attribuzione di beni e risorse (art. 7).

Al di la dei conferimenti di nuove funzioni ex art 118 della nostra costituzione e nell’ attesa di una riforma complessiva dello status istituzionale della Capitale, è quindi fondamentale esercitare bene, in concreto, quelle fin ora delegate, che attengono a materia importanti.

Se il cittadino non vede delle novità positive e di immediato impatto in ambito di sviluppo urbano e turismo, in materia di edilizia pubblica e privata, in ambito di sviluppo economico ed in materia di valorizzazione di beni artistici e fluviali, si porrà sempre la domanda: ma questa maggiore autonomia e questi poteri speciali fin ora parzialmente conferiti , a che servono?

Ecco perché è fondamentale generare una classe dirigente competente, che, al di la di labili doti politiche, abbia anche le qualità tecniche utili a chiudere, positivamente per la città ed in tempi rapidi: intese, accordi di programma, conferenze di servizi , interloquendo in modo efficace con altri enti aventi competenze complementari. Se la maggiore autonomia non si traduce in risultati concreti ed in progetti ben visibili, i cittadini non ne comprendono l’ utilità.

La reputazione di Roma negli ultimi decenni si è consumata, le istituzioni sono state commissariate più volte e la cittadinanza è ormai da troppo tempo disinnamorata rispetto ad ogni iniziativa parziale, circoscritta, senza ampia visione e largo respiro.

I decreti che cercano, come si dice a Roma, di “mettere una pezza” sui funzioni amministrative e conti in rosso, servono a poco se manca un progetto cardine per il futuro.

Occorre una scossa, una coraggiosa riforma che faccia ripartire la Capitale d’ Italia.

La svolta dovrebbe essere quella di riformare radicalmente l’ assetto istituzionale attuale, eliminando il Comune e la città metropolitana di Roma e realizzando la “ Regione Metropolitana di Roma Capitale”.

In molti Stati a regionalismo avanzato, come la Germania e l’ Austria, la Capitale è anche un Land (una regione dotata di potere legislativo primario e non solo di poteri amministrativi secondari).

Anche per Roma Capitale, diventare sostanzialmente una regione, è un passaggio possibile, oltreché urgente e necessario.

Roma Capitale ha già un proprio riferimento costituzionale specifico, situato nell’ art. 114 della nostra costituzione. Dotare la città di poteri analoghi a quelli delle attuali regioni, è quindi possibile anche a costituzione invariata.

Basterebbe integrare e modificare, oppure ancor meglio abrogare per riscrivere integralmente, la legge n. 42 del 5 maggio 2009 ed i tre decreti legislativi che parzialmente hanno attuato la stessa (Dlgs 51/2013; Dlgs 61/2012; Dlgs 156/2010).

Conferire a Roma anche i poteri di normazione primaria e permettere alla stessa di rapportarsi direttamente con lo Stato e con le altre Regioni in una posizione di parità e senza complicazioni burocratiche, è una assoluta priorità.

L’amministrazione capitolina è obsoleta, perché troppo grande ed al contempo troppo piccola.

È troppo grande per il governo di prossimità dei servizi ai cittadini e della vita di quartiere, ed è troppo piccola per il governo dei processi ormai misurabili su scala regionale: nell’economia, nei trasporti, nell’ambiente, nell’urbanistica.

La dimensione locale dovrebbe essere affidata agli attuali Municipi, che , cosi come adesso configurati, incidono poco sulla vita reale dei cittadini.

Il forte divario tra le esigenze concrete della popolazione, le funzioni conferite dall’ ente comunale e le risorse in concreto erogate, non rendono di per se funzionali ed efficienti , tali enti.

Roma Capitale Regione Metropolitana, vorrebbe anche dire trasformare i Municipi in Comuni, rivedendone il numero e le attuali denominazioni.

L’area più vasta , dovrebbe essere governata esclusivamente dalla Regione Metropolitana di Roma, all’ interno della quale operano i comuni della provincia di Roma , insieme ai comuni di nuova istituzione ( gli attuali Municipi).

La Regione Lazio continuerebbe ad operare in tutti i territori esterni alla Regione di Roma Capitale e, quindi, governerebbe i territori delle altre province laziali.

Un’ altro schema amministrativo, di minore impatto, potrebbe invece prevedere che la Regione Metropolitana di Roma sia composta soltanto dai nuovi comuni (attuali municipi), lasciando i restanti comuni della provincia romana sotto la gestione amministrativa dell’ attuale Regione Lazio.

Revisionare in modo forte le attuali burocrazie regionali e comunali, vorrebbe dire ricostruire ex novo una moderna amministrazione della Capitale, più efficiente.

Roma Regione Metropolitana, dovrà riconquistare il prestigio che secoli di storia gli hanno in passato dato agli occhi del mondo intero. Avrà i poteri legislativi idonei a migliorare l’amministrazione e la vita dei cittadini capitolini, contando su proprie risorse e su quelle destinate da Stato ed Ue, conferite attraverso l’ ordinario riparto tra regioni. Termina così l’ epoca del dover chiedere con il cappello in mano, all’ esterno, aiuti e sussidi extra ordinem.

Una tale riforma, dovrà anche azzerare la gestione commissariale attuale ed il debito pregresso di Roma capitale.

E’ surreale che per le cattive gestioni cittadine del passato, non debba pagare la classe dirigente che ha generato miliardi di euro di debiti, bensì le vittime: i cittadini romani.

Non è concepibile una gestione commissariale, voluta dallo Stato a danno dei cittadini .

Già, proprio lo Stato, che è lo stesso ente che in passato ha avallato e garantito i debiti su debiti contratti dalle poco capaci giunte susseguitesi nel corso degli anni.

I cittadini romani, secondo le ultime linee programmatiche della gestione commissariale, dovrebbero pagare le tasse locali più alte d’ Italia almeno fino al 2050. Aliquote locali, irpef, irap, imu, tasi, tutte ai massimi consentiti.

Ciò costituisce un enorme freno all’ economia locale, ai consumi delle famiglie, all’ apertura di nuove imprese, allo sviluppo del territorio.

Il debito pregresso di Roma va rinegoziato e possibilmente azzerato, la gestione commissariale va eliminata. Occorre ossigeno per una nuova Roma che riparta da 0, con una nuova veste istituzionale disegnata in modo efficiente.

Occorre liberare risorse per dare slancio e riqualificare la città.

Sarebbe fondamentale, ad esempio:

– Istituire per un lasso temporale congruo, alcune aree della città ad aliquote di fisco locale ridotte o 0.

Questo lo si può fare in quei distretti cittadini che, dati Istat oggettivi, inquadrano come maggiormente in difficoltà a causa di una rilevante chiusura di imprese e botteghe artigiane, oltreché per una forte diminuzione della popolazione residente.

– Eliminare per un lasso temporale congruo, la tassa sull’ occupazione di suolo pubblico che incombe sui condomini e sui proprietari di abitazioni i quali vogliano ristrutturare le facciate ed i prospetti esterni. Un tale incentivo , spingerebbe fortemente la riqualificazione estetico funzionale di tutta la città.

La Capitale d’ Italia, non è soltanto il luogo dei Ministeri, ma un centro di trasformazione della cultura che contribuisce al miglioramento dello spirito pubblico. Così nella recente storia hanno funzionato Parigi, Berlino e Londra. Così si batte la retorica anti-romana. Governare Roma non deve essere una rivendicazione campanilistica o municipale, ma una responsabilità nazionale e mondiale.

E’ da un tale modello di riforma che può ripartire il valore della politica, intesa come slancio etico e culturale, come frutto di passione disinteressata e di pensiero creativo, volti a riqualificare i territori ed elevare la qualità della vita dei cittadini.

Di questo ha bisogno urgentemente Roma e L’Italia.

ENRICO CERIONI ARCHITETTO

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