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Reportage su Tor di Valle

a cura di Enrico Cerioni, vicepresidente ABC

 

Tor di Valle è una delle poche aree urbane di Roma in cui il Tevere scorre lento nella sua originaria e naturale silhouette. Il suo paesaggio ancora equilibrato nel rapporto dimensionale tra insediamenti urbani, territorio agricolo e uomo, rappresenta una porzione di campagna romana ricca di storia e di risorse naturali. Rappresenta quindi una minaccia per l’intera città il tentativo, con il progetto della costruzione di un Nuovo Stadio, di edificare un intero quartiere di negozi e uffici ed un gigantesco Business Park, approfittando della disponibilità di terreni a basso costo certo non destinati a simili scopi. Cementificare questo Bacino Idrogeologico sarebbe un errore imperdonabile equivalente a un terricidio in quanto cancellerebbe uno tra i più importanti e strategici eco-sistemi del Tevere. In questo modo, si compie un’operazione di deroga ad un Piano Regolatore, già fortemente prodigo di previsioni insediative (anche a causa dell’istituzione delle cosiddette centralità urbane, spesso basate su incrementi demografici irrealistici), contribuendo ad incrementare quel consumo di suolo che nel nostro paese procede a una delle velocità più alte d’Europa (v.s. fonte ISPRA 2019).

Per contrastare la perdita irreversibile di superfici agricole in molti paesi europei si stanno approvando una serie di normative allo scopo di limitare fortemente le nuove edificazioni mentre in Italia, al di là di qualche discutibile proposta di legge nazionale, quasi nulla è stato fatto. La stessa FAO e le Nazioni Unite invitano i singoli paesi a promuovere un uso sostenibile del territorio, indispensabile per fornire cibo, combustibili, fibre e prodotti medici, per fronteggiare inondazioni e siccità e per la sopravvivenza della biodiversità e degli ecosistemi.

Progetti come Il Business Park e il Nuovo Stadio e i tanti altri riferibili a grandi opere, vanno esattamente nella direzione opposta, senza prendere minimamente in considerazione possibili alternative, volte a riutilizzare, per gli stessi scopi, le numerose aree effettivamente già urbanizzate. Si insegue il mito della crescita senza fine non considerando il pesante impatto sul territorio e le sue conseguenze sull’ambiente e sulla qualità della vita dei cittadini.

Le foto qui presentate, scattate durante una passeggiata civica svolta nel settembre del 2019, cercano di evidenziare i tratti salienti di questo ecosistema fluviale prezioso dell’agro romano restituendone un’immagine ben diversa da quella di discarica urbana fatta passare dai media interessati più alla speculazione che alla reale valenza ambientale di questo sito.

A breve la pubblicazione del libro di Enrico Cerioni: Humanitas Urbanitas la deriva della città e il cambiamento possibile.

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