“Le vie per fare la pace” è una iniziativa di approfondimento sul tema della pace promossa dall’Associazione Beni Comuni Stefano Rodotà. Questi gli appuntamenti di aprile 2025.
In data 14 aprile 2025 (ore 14/16), presso l’Università di Catania, nell’ambito del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali – Corso di Laurea in Global Politics and Euro-Mediterranean Relations – insegnamento di International Human Right Law, tenuto dalla Prof.ssa Daniela Fisichella, si svolgerà un incontro sul tema
“Georgia: The Rose Revolution 20 years after. Betrayed hopes, a war, the current situation and future perspectives”
(NdT: “Georgia: 20 anni dopo la Rivoluzione delle Rose. Speranze tradite, una Guerra, la situazione attuale e le prospettive future”).
L’incontro ha lo scopo di illustrare il percorso storico che ha condotto il paese caucasico alla turbolenta e instabile situazione attuale, di descrivere la stessa e di esplorarne cause e possibili sviluppi.
L’evento (Aula L, Palazzo Pedagaggi, 3° piano – Catania) avrà luogo nel c.d. formato misto, con partecipanti in presenza e il contributo di due oratori in collegamento remoto dalla Georgia.
L’evento è frutto della sensibilità culturale della Prof.ssa Daniela Fisichella, titolare dell’insegnamento, e dei contributi organizzativi di “ABC – Associazione Beni Comuni Stefano Rodotà” e del Quotidiano online “Clessidra 2021”.
L’incontro si articolerà nei seguenti passaggi:
- introduzione dell’argomento a cura della Prof.ssa Fisichella;
- contributo del dr. Maurizio Salustro, vicepresidente dell’associazione “ABC Stefano Rodotà” e magistrato a riposo, circa l’esperienza maturata quale di membro della Missione UE in Georgia “EUJUST Themis” (2004/2005);
- interventi, entrambi da remoto, degli esperti georgiani, la Prof.ssaTamar Laliasvili (New Vision University – Tbilisi) e il dr.Kakha Tsikarishvili, già componente del Disciplinary Committee of Judges of Common Courts of Georgia;
- domande libere dei presenti.

Resoconto dell’incontro
Incontro all’Università di Catania “Georgia: 20 anni dopo la Rivoluzione delle Rose”.
Lunedì 14 aprile 2025, nell’ambito dell’insegnamento di International Human Rights Law (Prof.ssa Daniela Fisichella – Corso di studi magistrale in Global Politics and Euro-Mediterranean Relations – Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali) si è tenuto un vivace dibattito sulla situazione politica della Georgia e sul ruolo strategico di questo paese al crocevia tra oriente e occidente, dal titolo “Georgia: 20 anni dopo la Rivoluzione delle Rose. Speranze tradite, una guerra, la situazione attuale e le prospettive future”. L’evento è stato possibile grazie alla sensibilità culturale della Prof.ssa Daniela Fisichella, titolare dell’insegnamento, e ai contributi organizzativi dell’“Associazione Beni Comuni –ABC- Stefano Rodotà” e del Quotidiano online “Clessidra 2021”.
Dopo una breve introduzione di contesto da parte della docente e del dr. Maurizio Salustro (vicepresidente dell’associazione “ABC Stefano Rodotà” e magistrato a riposo, con esperienza diretta in Georgia quale membro della Missione UE EUJUST Themis -2004/2005-), gli esperti georgiani hanno offerto il loro contributo.
Si sono collegati da remoto il prof. Kakha Tsikarishvili ( docente di Diritto Penale – Università Statale di Tbilisi, Ivane Javakhishvili) e la dr.ssa Tamara Laliahvili (ex giudice della Corte Suprema di Georgia ed esperto legale dell’associazione “Civic Idea”), i quali hanno chiarito come il percorso, iniziato con la Rivoluzione delle Rose, sia poi approdato, dopo l’avvento al potere nel 2012 del partito Georgian Dream (Sogno Georgiano), a una situazione di estrema polarizzazione sociale, con i sostenitori del governo da una parte e le opposizioni dall’altra.
- Si è partiti dalla situazione in Georgia nel 2003/2004, quando il nuovo presidente Mikhail Saakashvili, eletto sull’onda delle proteste contro il suo predecessore, il dimissionario Eduard Shevardnadze, lanciò una campagna contro la corruzione ormai dilagante, specie tra le forze di polizia. In un primo momento l’operazione ebbe successo e la corruzione di basso livello, c.d. “di strada”, in breve tempo scomparve.
- In precedenza -ottobre 2001-, Saakshvili, uscito dal partito di Shevardnadze, aveva fondato il Movimento Nazionale Unito (UNM), un partito politico di centro-destra affiliato al Partito Popolare Europeo.
- Saakashvili si presentò come un leader orientato ad Ovest e iniziò a praticare una politica di avvicinamento all’Unione Europea e alla Nato. Il suo dichiarato intento di instaurare un vero Stato di Diritto, coinvolse anche l’apparato giudiziario. Tuttavia, in questo campo i successi si rivelarono meno soddisfacenti: un certo livello di corruzione permase e, allo stesso tempo, si fece sempre più pressante l’influenza del potere esecutivo sul giudiziario.
- Infatti, al fine di garantire la sicurezza interna, il Governo prese a influenzare direttamente e indirettamente le decisioni dei giudici. Sta di fatto che le sentenze di assoluzione divennero rare e la custodia cautelare fu largamente usata (e abusata).
- Inoltre, le condizioni delle carceri divennero drammatiche. Inizialmente, non si riscontrarono proteste da parte dei detenuti per il timore di ulteriori vessazioni. Ma, nel 2006, una rivolta carceraria e la dura repressione attuata dal governo, portò alla morte di sei reclusi (in relazione a questi fatti, la Georgia fu dichiarata responsabile dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione dell’art. 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo -diritto alla vita-).
- Lo slittamento autoritario del governo Saakashvili era ormai evidente.
- Poi arrivò la guerra: nell’agosto del 2008, dopo ripetute provocazioni russe nella regione separatista dell’Ossetia del Sud, si scatenò il breve ma violentissimo conflitto russo/georgiano.
- L’incertezza sul chi abbia “sparato il primo colpo”, non toglie il fatto che la Russia invase il territorio georgiano.
- Nel 2012, il partito Sogno Georgiano, fondato dal miliardario Bizina Ivanishvili, vinse le elezioni, sostenuto da un’ondata di nuova speranza per un’amministrazione più corrette e trasparente.
- Nel 2023, la Georgia ottenne lo status di paese candidato all’ingresso nell’Unione Europea.
- Tuttavia, il nuovo governo non rinnovò mai il potere giudiziario, magari attraverso un processo di verifica (c.d. vetting process”). Scelse, invece, di lasciare i giudici “fedeli” all’amministrazione Saakashvili nelle loro posizioni e “scendere a patti con essi”. A questo punto, fu facile per il governo influenzare, a sua volta, le decisioni giudiziarie che lo interessavano.
- Di fronte alle proteste popolari, inizialmente non molto intense, arrivò puntuale una nuova svolta autoritaria.
- Dall’inizio della guerra in Ucraina, il governo del partito Sogno Georgiano ha attuato una politica di appeasement verso la Russia, riaprendo anche canali commerciali con essa.
- Nell’ottobre del 2024, Sogno Georgiano ha vinto nuovamente le elezioni con un largo margine. Le opposizioni hanno sollevato, però, accuse di frodi elettorali.
- L’UE non ha riconosciuto i risultati elettorali e si è aperta una crisi nei rapporti reciproci, a seguito della quale il governo georgiano ha sospeso il processo di avvicinamento all’UE fino al 2028, nonostante l’integrazione nell’UE e nella NATO sia un fine che il governo è tenuto a perseguire per obbligo costituzionale.
- Le proteste di piazza si sono intensificate e la situazione appare di fatto dominata dall’influenza russa.
- Le opposizioni continuano a denunciare, quasi quotidianamente, gravissime violazioni dei diritti individuali, la tensione è alle stelle e la società è estremamente polarizzata, con amicizie di lunga data e legami familiari che si sono interrotti a causa del diverso orientamento politico (pro o contro il governo).
- Il partito MNU, fondato da Saakshvili, fa parte del gruppo delle opposizioni; tuttavia, alcuni manifestanti si oppongono all’attuale governo senza, però, sostener il MNU.
- Le prospettive future resteno molto incerte, ma è ferma l’intenzione delle opposizioni di perseguire l’ingresso nell’UE e nella NATO
Il limitato tempo a disposizione, non ha consentito di affrontare e/o approfondire una serie di problematiche.
In primo luogo, il peso che la prospettiva dell’ingresso della Georgia (e dell’Ucraina) nella NATO, preso in considerazione nel summit NATO del 2008, può aver avuto nel determinare il conflitto russo/georgiano dello stesso anno.
Inoltre, la portata delle divisioni interne al fronte dell’attuale opposizione, con riguardo ai valori tradizionali della società georgiana e all’atteggiamento nei confronti del partito del precedente presidente Saakashvili, attualmente detenuto e condannato per vari delitti.
Ancora, le disuguaglianze economico-sociali, che nessun governo sembra aver inteso risolvere o mitigare.
Poi, l’effettiva realizzabilità dell’integrazione della Georgia nell’UE e nella NATO, in presenza di un ingombrante vicino quale la Federazione Russa.
Sul fronte della politica estera, avrebbe meritato attenzione il tema delle relazioni da tenere con la Cina, impegnata in Georgia nella realizzazione di infrastrutture di decisiva importanza e legate (ma non solo) alla c.d. “nuova via della seta”.
Ma anche il progressivo deterioramento dei rapporti con l’Ucraina dovuto a varie ragioni (tra cui: rifiuto georgiano di applicare sanzioni alla Russia e di accogliere la richiesta del Segretario del Consiglio di Sicurezza e Difesa ucraino, Danilov, di aprire un secondo fronte nelle regioni separatiste georgiane -Abkhazia e Ossetia-).
Infine, la situazione complessiva è appesantita dalla presenza di un gran numero di rifugiati dalla Russia, i quali hanno registrato in Georgia circa 20.000 nuove imprese, e sarebbe opportuno valutare le implicazioni di ciò sull’economia e sui rapporti con la Russia.
Com’è evidente, restano numerosi argomenti per futuri incontri.
All’esito del dibattito, una stedentessa di nazionalità turca ha dichiarato: “Questo argomento non era molto ben presentato su social e sui giornali e quindi mi ha fatto molto piacere conoscere lo stato delle cose dalla viva voce di alcune autorevoli personalità di questa nazione. In particolare, trovo molto somigliante quello che stanno vivendo in Georgia con la vicenda del mio Paese, la Turchia, una democrazia che si trasforma in un regime autoritario. Ho empatia per questo popolo che non deve perdere la libertà e la democrazia”.


