C’è una legge che istituisce la giornata della memoria (l. 20 luglio 2000, n. 211) “in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”. La dichiarata finalità della legge è quella “di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati” (art. 1).
La legge stabilisce, inoltre, che in questa occasione “sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere” (art. 2).
Tolto il riferimento agli italiani deportati, militari e politici, e a quelli che si sono opposti allo sterminio, il testo legislativo suscita dubbi e riflessioni.
Iniziamo con una domanda ovvia: cosa si deve ricordare e discutere? La risposta è inequivocabile: “la Shoah (sterminio del popolo ebraico)” e “quanto è accaduto al popolo ebraico”.
Shoah è un termine ebraico (secondo il sito Treccani online: «tempesta devastante», dalla Bibbia, per es. Isaia 47, 11) che storicamente si riferisce in modo univoco al genocidio degli ebrei.
La legge in questione, nonostante la Convenzione ONU sulla prevenzione e repressione del genocidio (adottata nel 1948 ed entrata in vigore nel 1951) e la legge italiana sullo stesso argomento (l. 9 ottobre 1967, n. 962) fossero già in vigore da decenni, non usa il termine genocidio ma preferisce quello di “sterminio”.
Quindi, il 27 gennaio è dedicato a questo ricordo. Ovviamente, non si può obbligare nessuno a ricordare qualcosa ma si può creare un obbligo di celebrazione, specialmente nelle scuole (l’uso dell’indicativo presente in un testo di legge indica obbligo).
C’è qualcosa di sbagliato in questo? Certamente no, la tragedia degli ebrei continua a sconvolgere generazioni su generazioni. Va osservato, però, che la legge 211/2000, proprio in quanto legge, dovrebbe essere generale ed astratta e non riservata al genocidio degli ebrei e solo a questo. Cosa che la rende una legge ad populum.
L’obiezione cadrebbe se la Shoah fosse l’unico genocidio della storia, almeno di quella recente. Purtroppo, come tutti sanno, non è così. Tra il 1860 e il 2000 sono stati perpetrati almeno tredici genocidi e stermini di massa (la distinzione è irrilevante, dato che la legge non parla di genocidio) in danno dei seguenti popoli o gruppi etnici: circassi, congolesi, Herero e Nama (Namibia), armeni, assiri, bengalesi (Bangladesh), cambogiani, guatemaltechi Maya, timoresi, Anfal (curdi iracheni), ruandesi, bosniaci. E, dato che siamo in tema di ricordi, non dimentichiamo i nativi americani.
Nel caso del Rwanda, della Bosnia (Srebrenica) e della Cambogia il genocidio, in senso stretto, è stato accertato con sentenza da tribunali internazionali. Ma non basta. Dal 2000 ad oggi almeno altri quattro stermini/genocidi sono stati consumati, in danno dei sudanesi (Darfur), degli Yazidi (da parte dell’ISIS), dei Rohingya (Myanmar) e dei palestinesi di Gaza. Quest’ultimo caso ha del paradossale. I responsabili sono, infatti, ebrei-israeliani. Anzi meglio dire israeliani-ebrei, per due ragioni: 1) per ricordare che, anche se Israele si è auto-dichiarato Stato degli Ebrei (quattordicesima Legge Fondamentale approvata nel 2018 e intitolata “Israele Stato-Nazione del popolo ebraico”), ci sono anche cittadini israeliani non ebrei, 2) per distinguere, sul piano delle responsabilità, gli ebrei-israeliani dagli ebrei non-israeliani. Punto, questo cruciale per evitare confusioni di tipo razzista e antisemita (nel senso di anti-ebraico, considerato che anche gli arabi sono semiti). Certo, data la situazione, il dubbio che tra gli israeliani genocidari di oggi ci siano alcuni discendenti degli ebrei sterminati nei campi di ieri, pare del tutto legittimo. Di qui il tragico paradosso.
In difesa della legge, qualcuno potrebbe osservare che questa, attraverso il ricordo della, e le celebrazioni per la, Shoah intende evitare che “simili eventi” (contro qualsiasi gruppo vittimizzato) possano accadere di nuovo (art. 2). La contro-obiezione è agevole: e perché, per ottenere questa finalità, non si sono scelti i ruandesi, i bosniaci, i cambogiani, ecc.? Resta il fatto che è la Shoah, non altri genocidi/stermini, che la legge vuole ricordata e discussa, specie nelle scuole.
La legge andrebbe, quindi, immediatamente modificata, non per escludere la Shoah ma per includere la memoria di tutti i genocidi e gli stermini commessi.
La retorica delle celebrazioni a cui mi è capitato di assistere si fa sempre più insopportabile, specie quando si cerca di ovviare all’evidente carattere selettivo di questa giornata della memoria, con rapidi accenni alle situazioni attuali.
Una volta, uno studente liceale mi ha chiesto testualmente: “secondo lei perché mi invitano a ricordare solo il genocidio degli ebrei?” Che rispondere? Perché la Shoah è avvenuta nel cuore dell’Europa, che pensava di essere il faro della civiltà, e questo ci provoca, ancora oggi, uno schiacciante senso di colpa?
Penso che una giornata dedicata al ricordo dei genocidi e degli stermini avrebbe senso solo se usata per meditare che i mostri sono dentro di noi. Se pensiamo di essere buoni e giusti, che non saremmo mai capaci di simili atrocità, stiamo abbassando la guardia e rendiamo possibile l’improvviso e imprevisto materializzarsi di mostri alla cui esistenza non crediamo. Devo ricordare la “banalità del male”? Devo ricordare come il male si possa compiere con spirito burocratico e routinario, quasi fosse l’adempimento di un qualsiasi “dovere d’ufficio”? La guardia non va abbassata. Tutti possiamo diventare mostri. Se non lo accettiamo ci mettiamo in una posizione di rischio.
C’è un altro aspetto discutibile e irritante della legge 211/2000: il riferimento alle “leggi razziali”, alla “persecuzione italiana dei cittadini ebrei” e ai “campi nazisti”. Il legislatore sembra voler fare una distinzione tra i mostruosi sterminatori tedeschi-nazisti e i “cattivelli” italiani che si sarebbero limitati a discriminare e perseguitare. Le cose stanno in modo ben diverso e le nostre gravi corresponsabilità nella tragedia degli ebrei, comprese le deportazioni verso i campi di sterminio nazisti e l’esistenza di simili campi anche in Italia, è stata definitivamente accertata dagli storici. Ad onor del vero, su questo punto le celebrazioni appaiono molto mento indulgenti con il mito dell’“italiano buono”.


