Israele ebraico e democratico?
Media e politici occidentali fanno costantemente riferimento a Israele come all’unica democrazia mediorientale. Tuttavia, il PM Netanyahu, già nel 2019 affermava che “Israele non è uno Stato di tutti i suoi cittadini. In base alla legge sullo Stato-Nazione che abbiamo approvato, Israele è lo Stato-Nazione del popolo ebraico, e di nessun’altro”1. Evidentemente, tale affermazione fa sorgere il dubbio se la tanto sbandierata democraticità di Israele sia compatibile con la sua ebraicità. Per rispondere, prendiamo in considerazione solo il livello formale, cioè la legislazione vigente e, prima ancora, la stessa Dichiarazione Istitutiva dello Stato d’Israele (detta anche Dichiarazione d’Indipendenza -DI-).
Dichiarazione d’indipendenza2
La DI fa riferimento al “diritto del popolo ebraico alla rinascita nazionale del suo paese” ma afferma che Israele “sarà fondato sulla libertà, sulla giustizia e sulla pace come predetto dai profeti d’Israele, assicurerà completa uguaglianza di diritti sociali e politici a tutti i suoi abitanti senza distinzione di religione, razza o sesso, garantirà libertà di religione, di coscienza, di lingua, di istruzione e di cultura, preserverà i luoghi santi di tutte le religioni e sarà fedele ai principi della Carta delle Nazioni Unite”. L’esplicito richiamo al popolo ebraico, implicante uno Stato ebraico, è bilanciato dalle promesse di assoluta uguaglianza e non discriminazione tra tutti gli abitanti di Israele (non gli ebrei e neppure i cittadini ma semplicemente gli “abitanti”). Tuttavia, la DI è ritenuta dalla maggioranza dei giuristi e dalla stessa Corte Suprema, un documento politico programmatico, che non crea effetti giuridici vincolanti e può solo influenzare l’interpretazione delle leggi, specie in materia di diritti umani e principi democratici.
Costituzione e Leggi Fondamentali (di rango costituzionale)
Israele non ha una costituzione formale, anche se questa era prevista nella DI. Il Parlamento (Knesset), in base a un compromesso politico risalente al 1950, cumula poteri costituenti e legislativi. A tutt’oggi la Knesset ha approvato 14 Leggi Fondamentali, che rappresentato altrettante tessere di un mosaico costituzionale ancora in fieri.
- La Legge Fondamentale sulla Knesset3 (1958), prevede l’esclusione di liste elettorali i cui obiettivi o azioni comprendano, tra l’altro la negazione dell’esistenza dello Stato di Israele “come stato ebraico e democratico”. Questa duplice natura ha, quindi, un riconoscimento costituzionale, in cui esistenza e compatibilità dei due caratteri sono postulate, al punto che è sufficiente negare uno di essi per essere esclusi dalla competizione elettorale.
- Ulteriore riconoscimento, deriva da altre due Leggi Fondamentali (1992), quella sulla dignità e libertà umana e quella sulla libertà di occupazione4. Entrambe intendono consacrare a livello costituzionale i valori di Israele come Stato ebraico e democratico ma le due caratteristiche non sono semplicemente postulate. Si cerca di dare loro fondamento attraverso il riconoscimento a tutte le persone (cittadini e semplici abitanti, senza discriminazioni), di diritti e libertà tipici delle democrazie liberali (vita, proprietà privata, libertà, riservatezza della vita privata, domicilio, comunicazione, lavoro).
La dichiarata assenza di discriminazioni, tuttavia, è già contraddetta da due leggi ordinarie precedenti (e successive modificazioni): la legge del ritorno e quella sulla cittadinanza5. Entrambe riservano un trattamento di favore agli ebrei e valorizzano l’elemento religioso, anche indipendentemente da quello etnico (si è “ebrei” per discendenza in linea matriarcale o conversione e non professione di “altra religione”).
- In questo contesto, nel 2018, la Knesset approva la quattordicesima Legge Fondamentale intitolata “Israele Stato-Nazione del popolo ebraico”6, in base alla quale, Israele:
- è il “focolare nazionale del Popolo ebraico, in cui si realizza il suo diritto naturale, culturale, religioso e storico all’autodeterminazione” (art. 1, lett. b);
- ha diritto all’“autodeterminazione nazionale” come “diritto esclusivo del popolo ebraico” (art. 1, lett. c).
La prima affermazione opera una chiara distinzione tra nazionalità e cittadinanza. Come chiarito da Netanyahu, un cittadino israeliano non ebreo si trova in un “focolare”, uno Stato, che non è il suo. Fin qui, la compatibilità tra ebraicità e democraticità dello Stato sarebbe ancora possibile, a condizione di garantire una parità, anzitutto formale, tra tutti i cittadini israeliani e ridurre l’ebraicità a una mera petizione di principio, legata ad un preciso contesto storico. Ma così non è, perché il gruppo ebraico: a) gode di normative favorevoli, b) ha diritto esclusivo all’autodeterminazione. Tale monopolio, chiaramente finalizzato a preservare il carattere ebraico dello Stato, può forse tollerare un’aliquota di cittadini non ebrei ma non può certo consentire a una simile minoranza di diventare maggioranza, poiché equivarrebbe a rinunciare all’ebraicità.
Questo deficit di uguaglianza, a mio avviso, rende Israele non catalogabile tra le democrazie moderne, di cui il principio di uguaglianza formale è condizione essenziale.
Stato ebraico/democratico
Qualcuno ha definito Israele una “democrazia etnica”7, il che consentirebbe di continuare a ritenerlo uno Stato democratico, anche se a “tasso di democraticità ridotta”. In altre parole, uno Stato in cui un certo gruppo è privilegiato ma nessun individuo, come singolo, è discriminato. Sembra, tuttavia, evidente che chi appartiene al gruppo discriminato è tale anche come singolo, non fosse altro perché gli è preclusa la possibilità di esprimere e proiettare i suoi diritti di individuo nella dimensione collettiva. Ad esempio, sarebbe libero di associarsi, con altri appartenenti al suo gruppo, in formazioni condannate a rimanere meno influenti del gruppo privilegiato nelle scelte di tutta la collettività.
È interessante notare, come l’approvazione della Legge Fondamentale “Israele Stato-Nazione del popolo ebraico” sia avvenuta dopo il rifiuto della Knesset (o meglio, del suo Ufficio di Presidenza) di discutere la proposta di Legge Fondamentale “Stato di tutti i suoi cittadini”, presentata dai parlamentari arabi israeliani.
Va pure registrato che alcuni parlano piuttosto di Israele come di una “etnocrazia”.
Volendo passare dal piano formale a quello sostanziale dell’uguaglianza, una disposizione della Legge Fondamentale in questione agevola tale transizione: quella che considera l’“insediamento ebraico come un valore nazionale”, e sancisce l’impegno dello Stato a “incoraggiarne e promuoverne la creazione e il consolidamento”. Questo esplicito favore per gli insediamenti ebraici, in Israele e nei territori occupati, non solo offre sostegno formale alla dichiarazione di Netanyahu che non ci sarà mai uno Stato Palestinese (ha pure presentato le mappe del Grande Israele e iniziato a parlare di annessione della Cisgiordania), ma è anche coerente con la costante espansione di tali insediamenti, sia in Israele che in Cisgiordania. Inoltre, quando Israele occupa territori non suoi e vi esercita una sovranità di fatto, proietta anche su di essi la sua esclusiva autodeterminazione.
Tirando le fila e semplificando all’estremo un’analisi che dovrebbe includere anche le decisioni e le prese di posizione della Corte Suprema e della Knesset9, la DI e le due Leggi Fondamentali del 1992, nonostante l’esistenza di disposizioni ordinarie indubbiamente favorevoli al gruppo etnico/religioso ebraico, mantengono (o, almeno, tentano di farlo) l’equilibrio tra le due nature di Israele. Ma negli ultimi decenni, la situazione, anche sul piano strettamente formale, si è sbilanciata nettamente nel senso dell’ebraicità, assunta come valore costituzionale decisamente prioritario rispetto alla democraticità. Se a questo si aggiungono le politiche di insediamento e occupazione attuate da Israele, i dichiarati progetti di annessione di “Giudea e Samaria” (vedi la mozione approvata dalla Knesset che impegna il Governo all’annessione10), le esternazioni del PM e di altri membri del Governo, il genocidio in atto da due anni a Gaza e da ultimo il trattamento riservato ai membri della Global Sumud Flotilla, la conclusione non può che essere una: Israele è uno stato ebraico ma non democratico!
1.https://www.promosaiknews.com/2019/03/israele-netanyahu-ribadisce-israele-e/
2.https://www.e-brei.net/uploads/DocumentiStorici/dichiarazioneDiIndipendenza.pdf
3.https://m.knesset.gov.il/EN/activity/documents/BasicLawsPDF/BasicLawTheKnesset.pdf
4.https://m.knesset.gov.il/EN/activity/documents/BasicLawsPDF/BasicLawLiberty.pdf
https://m.knesset.gov.il/EN/activity/documents/BasicLawsPDF/BasicLawOccupation.pdf
5.https://www.icj.org/wp-content/uploads/2013/06/Israel-The-Law-of-Return-5710-1950-eng.pdf
https://www.refworld.org/legal/legislation/natlegbod/1953/en/14615
6.https://main.knesset.gov.il/EN/activity/documents/BasicLawsPDF/BasicLawNationState.pdf
7.https://it.wikipedia.org/wiki/Democrazia_etnica
8.https://www.limesonline.com/limesplus/come-israele-e-diventata-una-etnocrazia-14683944/
10.https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2025-07/israele-annessione-cisgiordania-palestina.html



