AI4Peace, Un convegno sull’intelligenza artificiale in Vaticano

La Pontificia Università Lateranense ha ospitato il Global Symposium “AI4Peace”, organizzato con la University for Peace dell’ONU e la Pontificia Accademia per la Vita. Ricercatori, istituzioni e operatori della pace si sono confrontati su come l’Intelligenza Artificiale possa contribuire alla prevenzione dei conflitti, alla tutela dei diritti umani e alla cooperazione internazionale.

Tra i temi discussi: governance dell’IA, bias e equità, sicurezza, migrazioni, democrazia digitale e tecnologie per la peacebuilding. L’obiettivo comune è stato definire criteri etici e strumenti concreti per orientare l’IA verso la dignità umana.

AI4Peace si è distinto come un laboratorio di idee e soluzioni, mostrando come l’Intelligenza Artificiale possa essere progettata per costruire pace. E l’Università Lateranense ha confermato così il proprio ruolo come polo internazionale di dialogo tra etica, tecnologia e diritti. Il simposio ha inoltre lanciato una Call for Papers per consolidare una rete globale di studiosi dedicati allo sviluppo responsabile dell’IA.

All’evento è intervenuta Antonella Trocino, presidente di ABC che ha presentato la 4ª Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, collegando l’impegno civile e comunitario alle nuove sfide poste dall’innovazione tecnologica.

Questo il testo dell’intervento.

Eminenza, Eccellenze, autorità, gentili ospiti,

porto il saluto della 4ª Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza e il saluto dell’Associazione Beni Comuni “Stefano Rodotà”, di cui sono presidente, un’associazione intitolata al giurista che ci ha insegnato a pensare ai beni comuni come quei beni – materiali e immateriali – funzionali allo sviluppo dei diritti fondamentali della persona, delle comunità e delle generazioni future e che tanta ricerca ha dedicato alla “dittatura dell’algoritmo” e alle prerogative della persona.

La prima Marcia nasce nel 2009 da un’idea di Rafael de la Rubia ed era originariamente concepita come un cammino sequenziale lungo un itinerario internazionale, che nella terza edizione ha preso avvio dall’Università per la Pace delle Nazioni Unite in Costa Rica. Quest’anno cambia forma, si svolge in forma decentrata: è animata da una rete di oltre 200 città, in circa 50 Paesi di tutti i continenti, che si auto-organizzano e agiscono in contemporanea, attivando iniziative tra il 21 settembre il 4 ottobre, senza un gruppo promotore che si sposta per il globo: si prevedono incontri pubblici, attività educative, arte e musica; si coinvolgono scuole e università sui temi della pace, del disarmo, dell’abolizioni delle armi nucleari e della nonviolenza. Oggi pomeriggio, ci sarà il kick off dalla sede romana dell’Università per la Pace dell’ONU e per l’occasione ci collegheremo on line con alcune delle città aderenti, dal Nepal al Libano, dall’America Latina all’Europa. L’obiettivo è dare poi continuità a queste connessioni, anche oltre il 4 ottobre per iniziative comuni.

Lo spirito che ci anima, per usare il linguaggio dell’enciclica su cui ci confronteremo domani, non è quello della sindrome di Babele, ma quello della ricostruzione. Leone XIV scrive: “ricostruire oggi significa riconoscere che nella pluralità di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità” (Magnifica humanitas, n. 10).

Vogliamo dare voce ai cittadini che – a differenza dei vertici istituzionali che alimentano paure, lanciano minacce e diffondono una propaganda per normalizzazione le guerre – credono in un destino comune e nella pace come primo bene comune mondiale. Ai nazionalismi che riprendono vigore, la Marcia contrappone la cooperazione e il collegamento tra popoli, culture e discipline.

Nel 1997 con il Protocollo di Kyoto è stata concessa l’esenzione totale per il conteggio delle emissioni derivanti dalle operazioni militari multilaterali e per i carburanti usati per i trasporti internazionali, non conteggiati nei totali nazionali. Nelle aggressioni belliche recenti poi, le vittime civili, da danni collaterali sono diventati target, cosi come le infrastrutture civili ed energetiche sono sempre più spesso obiettivi militari, con danni ambientali enormi.

Il principio “chi inquina paga”, pur scarsamente implementato, è entrato nel nostro linguaggio e in alcune sentenze. Serve un principio analogo per rendere finanziariamente costose le guerre: chi distrugge vite, infrastrutture civili e futuro deve risponderne, per tutte le parti in causa, senza attendere trattati di pace, che arrivano sempre troppo tardi per le vittime. Gli Stati sono sempre più indebitati, mentre il potere d’acquisto dei cittadini è taglieggiato dalla “fossilflation”; non c’è spazio per proseguire nella corsa agli armamenti per guerre che la maggioranza dei giovani non vuole combattere. Bisogna scegliere tra economia di guerra e sviluppo sostenibile, e riallocare le finanze nella cura e nella salute delle persone e degli habitat.

Il 26 settembre, a Palazzo Valentini, discuteremo di questo con scienziati, giornalisti e società civile, sempre nell’ambito della Marcia.

In tempi di nazionalismi e sovranismi che montano concludo con l’idea di patria che mi sembra più vicina all’impegno morale della Marcia Mondiale. È quella di Giorgio Marincola, il partigiano nero della nostra storia antifascista: figlio di madre somala e padre italiano, dunque figlio del colonialismo, studente di medicina, mentre era prigioniero aveva sfidato i carcerieri affermando: “Non sento la patria come un colore qualsiasi sulla carta geografica, ma come un sentimento di giustizia per tutti i popoli del mondo, e per questo combatto voi oppressori”. Fu ucciso il 4 maggio 1945 in Val di Fiemme in Trentino, da nazisti in ritirata, due giorni dopo la resa tedesca in Italia.

È questa la patria della Marcia: non un colore su una carta, ma la giustizia per tutti i popoli.

Grazie.

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